Koopmeiners ad Alkmaar: 57 palloni, 7 duelli vinti su 10 e il gol all'AZ. Meno regista, più incursore
Il numero 8 tocca meno palloni del solito ma vince i contrasti, recupera palloni e apre la partita con un sinistro all'angolino. Con due gol a inizio novembre ha già pareggiato tutta la scorsa stagione. Per un giocatore pagato 51 milioni più bonus, però, non è ancora una svolta.

Cinquantasette palloni toccati, meno del solito. Sette duelli vinti su dieci, a terra e di testa. Cinque palloni recuperati. Poi, al 19', l'inserimento al limite dell'area su invito di Kolo Muani e il sinistro all'angolino che ha aperto Alkmaar-Juventus. All'AFAS Stadion Koopmeiners non ha fatto il regista che Spalletti descrive da mesi. Ha fatto il centrocampista che corre e contrasta, e proprio per questo ha giocato la sua partita più convincente della stagione.
Lo stadio contava. È quello in cui si era fatto conoscere nel calcio europeo, e dall'altra parte c'era il fratello Peer. I segnali erano già arrivati con Lecce e Napoli, ma giovedì è arrivato il gol, quello che dalle sue parti mancava da troppo. Al fischio finale ha detto: «Devo stare sereno nella testa, dare tutto col corpo e andare avanti». Una frase così dice molto più di un voto in pagella: il problema, lo ammette lui stesso, sta nella testa prima che nei piedi.
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Spalletti lo sa e da settembre lo ripete. Prima della partita con il Sassuolo, a metà settembre: «Quando si riduce la possibilità di far vedere le proprie qualità a 15'-20' gli si fa aumentare la tensione». Un mese dopo, dopo la vittoria a Vigo: «Probabilmente non ha la tranquillità necessaria in questo momento, perché gioca poco e perché si sente sotto osservazione di continuo». Al rientro dall'ultima sosta: «Ha gli occhiali tridimensionali, non ho perso la fiducia nel vedere Koopmeiners che gestisce il gioco della Juventus». E alla vigilia di Alkmaar, dopo il 2-0 al Napoli: «Contro McTominay, De Bruyne e Anguissa ha dettato i ritmi, recuperato palloni, portato pressione. È un top player, uno dei grandi calciatori del suo ruolo». L'allenatore lo ha sempre difeso.
Due gol, e la misura di un'asticella bassa
Il dato che fa sperare è questo: il gol all'AZ è il secondo della sua stagione, a inizio novembre. Nell'annata passata ne aveva segnati due in tutto, entrambi al Galatasaray a febbraio. Con Thiago Motta, che lo schierava sempre titolare, a quota due era arrivato solo a dicembre inoltrato. Sono numeri veri. Però, se lo diciamo chiaro, fanno impressione anche nell'altro senso. Due anni fa la Juventus lo ha pagato 51 milioni più bonus, e oggi festeggiamo un giocatore che a novembre ha pareggiato i gol di una stagione intera. Questo non è un rilancio: è il minimo che si chiedeva, e ci siamo arrivati dopo due anni di montagne russe.
C'è poi una domanda che ad Alkmaar è rimasta aperta. La Juve ha tirato 9 volte, 2 in porta, e ne ha concesse 18: è stata una partita di resistenza, e i contrasti di Koopmeiners ne sono stati una parte importante. Ma Spalletti parla di un giocatore che «gestisce il gioco», mentre giovedì il suo valore è venuto da tutt'altro: meno palloni toccati, più fatica. Con Locatelli operato al menisco e fuori per cinque-sei mesi, chi costruisce la manovra? Se il vero Koopmeiners è quello che si inserisce e lotta, va benissimo. Ma allora la regia va cercata da un'altra parte, e chi ha costruito la rosa deve chiedersi se in casa c'è davvero.
Una buona partita non basta, e lui stesso ne ha alternate troppe di segno opposto per farci tirare conclusioni adesso. Domani alle 20:45 al Franchi c'è la Fiorentina, l'ultima partita prima della sosta, con il quarto posto a sei punti. Si vedrà se Koopmeiners saprà ripetersi anche lì.
Fonte: La Gazzetta dello Sport




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