Cassano chiede il ritorno di Andrea Agnelli: «Deve riprendere in mano la situazione». Martedì gli azionisti votano l'aumento di capitale fino a 250 milioni
Dopo Genova l'ex fantasista barese indica un solo nome per uscire dalla crisi, quello del presidente dei nove scudetti di fila, e attacca Spalletti: «Il Frosinone con un euro e cinquanta ha un'idea». La società intanto va da un'altra parte, e i conti lo dicono.

«Io sono convinto che se la Juve vuole tornare ai fasti di una volta deve riprendere in mano la situazione Andrea Agnelli». Antonio Cassano, dopo il 2-0 di Genova, non propone un allenatore né un attaccante per gennaio. Propone un presidente, quello dei nove scudetti consecutivi e dei 19 trofei ufficiali. Secondo lui il problema della Juventus parte dall'alto e si risolve solo dall'alto: «Se John Elkann facesse questa scelta e richiamasse Andrea Agnelli alla presidenza, lui saprebbe esattamente quali tasti toccare e come entrare nel cuore dei giocatori».
Il quadro lo descrive senza mezze misure: «La Juve, da quando è andato via Andrea Agnelli, è reduce da un disastro dopo l'altro». E rivendica i numeri della sua gestione: «Quando ha preso in mano il club la Juve fatturava meno di 200 milioni, sotto la sua guida è arrivata a 550 milioni. Spendeva i soldi per vincere». Racconta poi uno spogliatoio che ascoltava «in religioso silenzio», perché «in quel momento parlava Agnelli, parlava la storia della Juve». Una frase che arriva mentre lo spogliatoio di oggi ha appena ascoltato il discorso duro di Giovanni Carnevali e da stasera è in ritiro alla Continassa fino al Napoli.
Spalletti e il paragone col Frosinone
Cassano se la prende anche con la panchina: «Luciano Spalletti deve fare di più, da lui mi aspetto molto di più. Non posso pensare che il Frosinone con un euro e cinquanta abbia un'idea e un'identità chiara, mentre la Juve arranchi così». Il paragone fa male perché la classifica gli dà ragione. Il Frosinone ha 14 punti, come noi, e una partita in meno. Noi siamo ottavi, a sei punti dal quarto posto e a undici dalla vetta, con il monte ingaggi più alto della Serie A: 142 milioni. Su questo Cassano non ha bisogno di nostalgia per avere ragione. Dopo un anno di Spalletti la squadra non ha un'identità riconoscibile, e a Genova lo hanno visto tutti.
La parte su Andrea Agnelli invece merita qualche domanda in più. La sua squalifica sportiva di 34 mesi è formalmente scaduta. Oggi però l'ex presidente vive ad Amsterdam e si occupa dei suoi fondi d'investimento, fra cui Gamma Waves. E la Juventus guidata da Carnevali, con Frederic Massara all'area sportiva, ha il mandato opposto rispetto al modello che Cassano rimpiange: rimettere a posto i conti. C'è poi un dettaglio che il racconto del «disastro dopo» lascia fuori. Il bilancio 2025/26 si è chiuso con una perdita di 66 milioni, la nona di fila. La serie comincia nel 2017-18, cioè dentro il ciclo dei nove scudetti. Spendere per vincere ha funzionato in campo, ma il conto ha cominciato ad arrivare già allora.
Il punto, per noi, è questo: capiamo perfettamente la nostalgia. Chi ha vissuto quegli anni ricorda una società che non si faceva trovare impreparata e una squadra che non perdeva a Marassi contro una squadra che arrivava da due vittorie in casa. Però invocare un uomo solo è la scorciatoia che questa piazza conosce bene, e che ha già usato con gli allenatori uno dopo l'altro. La domanda scomoda resta a chi decide oggi. Chi ha costruito una rosa che spende più di tutti e sta all'ottavo posto, che cosa intende fare?
Le prime risposte arrivano in quattro giorni. Domenica alle 20:45 all'Allianz Stadium arriva il Napoli, che ha i nostri stessi punti, con Spalletti sotto esame. Martedì 3 novembre l'assemblea degli azionisti vota un aumento di capitale fino a 250 milioni.
La proprietà mette di nuovo i soldi sul tavolo. Se ne serviranno altri, dipenderà da quello che si vede in campo.
Fonte: Today




La parola alla Curva
Nessuno ha ancora parlatoPer commentare entra nella Curva — gratis, senza password.