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Cuadrado e la Juve dei giovani: «Si fanno guidare da Bremer, Locatelli, McKennie e Pinsoglio». E punta tutto su Yildiz

A 38 anni, tornato in Colombia ai Millonarios, l'ex numero 11 bianconero parla di Ronaldo, di Chiellini e dello spogliatoio di Spalletti. Promette una Juve in crescita dopo la sosta, ma il calendario dell'infermeria va da un'altra parte.

Cuadrado con la maglia del Millonarios
Cuadrado con la maglia del Millonarios — Foto: pisasportingclub.com

«Ciao, Panita!». Il saluto è sempre quello, la maglia no. Juan Cuadrado ha 38 anni e oggi gioca in Colombia, ai Millonarios, ma la Juventus non l'ha mai lasciata davvero: 314 presenze in bianconero, 13 titoli in carriera, 116 partite con la nazionale colombiana. E un conto ancora aperto con una parte dei tifosi, quello del passaggio all'Inter nel 2023, che in tanti non gli hanno perdonato.

Il ricordo di Torino viene prima di tutto: «La prima cosa che mi viene in mente è la grandezza del club, in Colombia me lo ricordano tutti. Aver fatto parte di un pezzo di storia importante della Juve mi onora». Dice di aver imparato soprattutto da Cristiano Ronaldo, «ha una disciplina straordinaria», ma il nome su cui insiste è un altro: «Chiello, per esempio, per me è stato un riferimento emotivo». Accanto a lui mette Alex Sandro, Bonucci, Buffon e Marchisio, «giocatori e uomini che ti facevano capire subito cosa fosse la Juve». Chiellini oggi alla Continassa ci lavora da dirigente, con la delega ai rapporti istituzionali.

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Il confronto con il presente Cuadrado non lo evita: «Allora c'erano leader e giocatori dal talento enorme. Ora la Juve è cambiata: ci sono tanti giovani, che si fanno guidare da Bremer, Locatelli, McKennie e Pinsoglio». Su Pinsoglio, il numero 23, si ferma: «Carlo è fondamentale: ti dà allegria, certo, ma ti spinge a dare tutto». La lista dice molto del momento. Locatelli, il capitano, è stato operato al menisco esterno del ginocchio destro e starà fuori circa 5-6 mesi, e la fascia è passata a Bremer. McKennie, lo straniero con più presenze (234) e più gol (28) nella storia del club, è rimasto a riposo dopo Alkmaar e prova a esserci stasera.

Yildiz, la sosta e un mese di attesa

La ricetta per tornare competitivi è tutta in una frase: «Piano piano miglioreranno, bisogna considerare gli infortuni. Vedrete quando tornerà Yildiz: è uno che sa cambiare le partite. Ha già qualcosa del campione. Sono sicuro che dopo la sosta prenderanno quota, diventando più maturi». Qui le date non tornano. La sosta va dal 9 al 17 novembre, ma Yildiz, fermo per il metatarso, punta a rientrare tra il 14 e il 19 dicembre: alla ripresa la Juve giocherà ancora senza il suo numero 10 per settimane. E l'elenco degli assenti, oltre a Locatelli, comprende Cambiaso, González, Thuram, Grabara, Sarr e Conceição, che per la spalla ha tempi lunghi.

Il problema vero è un altro: «piano piano» è proprio la formula che questa piazza non vuole sentire. Siamo settimi con 17 punti dopo dieci giornate, il Como è quarto a 23 e l'obiettivo minimo è il quarto posto, cioè il ritorno in Champions. Spalletti ha già detto che a chi chiede lo scudetto «gli viene raccontata una bugia», e fin qui nessuno gli ha dato torto. Ma da qui a mettere in conto una crescita lenta ce ne passa, e la pazienza dei tifosi bianconeri per i progetti è sempre stata corta.

Resta la domanda che si porta dietro ogni parola di Cuadrado: l'affetto basta a chiudere il capitolo Inter? Per noi le 314 presenze pesano più di un'ultima stagione con l'altra maglia, ma capiamo chi non la pensa così: la memoria dello juventino è lunga, nel bene e nel male. Su una cosa però ha ragione, e cioè che questa squadra dipende da pochi uomini d'esperienza. Stasera alle 20:45 al Franchi, contro la Fiorentina sedicesima con 8 punti, nell'ultima partita prima della sosta, due di quei quattro non ci saranno o partiranno in dubbio.

Fonte: Tuttosport

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