Tether versa 28,8 milioni ma si astiene sul resto: il secondo socio paga e resta all'opposizione
Il socio che ha l'11,5% versa la sua parte dell'aumento di capitale da 250 milioni, ma sulle altre proposte, bilancio compreso, si astiene. Un anno fa era andata in modo diverso, ma con lo stesso risultato: i soldi arrivano, l'approvazione piena no.

Ventotto virgola otto milioni. È quanto Tether verserà per la sua parte dell'aumento di capitale da 250 milioni voluto da Exor, cioè la quota che le spetta con l'11,5% delle azioni. Ma è l'unico sì. Sulle altre proposte dell'assemblea ordinaria, approvazione del bilancio compresa, la società di Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino si è astenuta. Mette i soldi e prende le distanze.
Non è un caso isolato, è un metodo. Un anno fa i voti erano andati al contrario, ma il senso era lo stesso. Tether aveva approvato il bilancio chiuso con una perdita di 58 milioni e si era opposta formalmente all'aumento di capitale con una mozione, che l'assemblea aveva respinto. Poi aveva versato comunque 11,7 milioni per la sua parte della ricapitalizzazione. Due assemblee, due posizioni diverse, un solo esito: i soldi arrivano, l'approvazione piena no.
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Il disaccordo riguarda la gestione economica. Tether chiede di tornare in fretta all'equilibrio operativo e un modello commerciale più aggressivo e innovativo. Sui numeri è difficile darle torto. Il bilancio 2025/26 si è chiuso a -66 milioni, la nona perdita di fila, con un monte ingaggi di 142 milioni, e quello appena votato è il quinto aumento di capitale in sette anni. Exor, che ha il 65,4%, ha già anticipato 60 milioni e coprirà anche le azioni che restassero non sottoscritte. Chi mette quasi tutti i soldi decide. Chi ne mette una parte, per ora, si limita a non applaudire.
L'offerta respinta e il silenzio di Ardoino
Sullo sfondo resta l'anno scorso, quando Tether annunciò pubblicamente di aver fatto un'offerta per la quota di maggioranza. John Elkann la rifiutò subito. Dopo qualche settimana di agitazione la linea è cambiata: Ardoino, che sui social era diventato un punto di riferimento per molti tifosi bianconeri, ha smesso di parlare in pubblico e lavora lontano dai riflettori. Nessuna dichiarazione, nessuna sfida aperta: solo astensioni messe a verbale. All'assemblea il presidente Gianluca Ferrero aveva definito Tether «il secondo azionista» e aveva detto che il club è aperto al dialogo. Ma in questo dialogo una delle due parti risponde con i voti, non con le parole.
La nostra lettura è che questo silenzio non sia una ritirata. Un socio che vuole andarsene non continua a versare decine di milioni in un club di cui non condivide la gestione. Lo fa chi vuole restare al tavolo senza vedere ridotta la propria quota. La domanda scomoda però è un'altra: quanto può durare un assetto in cui la proprietà ricapitalizza continuamente e il secondo socio, a ogni assemblea, fa capire che la strada è sbagliata? Per un club che dal 2019 ha cambiato sei allenatori e quest'estate ha rifatto la dirigenza, la stabilità in società non è un dettaglio.
Il campo, intanto, non dà ragione a nessuno dei due. La Juve è settima con 17 punti dopo 10 giornate, a 6 dal Como quarto, fuori da quella Champions che resta l'obiettivo minimo. E Giovanni Carnevali ha già detto che a gennaio sul mercato non ci sarà niente di «straordinario», per via del settlement agreement con la Uefa. Fino alla prossima assemblea i conti non cambiano: stasera alle 20:45 al Franchi, nell'ultima partita prima della sosta, può cambiare la classifica.
Fonte: Virgilio




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