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Il giorno dell'aumento di capitale, Bava: «Servono 250 milioni per non vendere Yildiz». Ma a far paura è la Champions che manca

Oggi l'assemblea degli azionisti vota un aumento di capitale fino a 250 milioni, dopo un bilancio 2025/26 chiuso con 66 milioni di perdita. L'economista torinese Fabrizio Bava avverte che le ricadute dipendono dai risultati sul campo, e che il dato peggiore non è nei conti.

Il giorno dell'aumento di capitale, Bava: «Servono 250 milioni per non vendere Yildiz». Ma a far paura è la Champions che manca
Il giorno dell'aumento di capitale, Bava: «Servono 250 milioni per non vendere Yildiz». Ma a far paura è la Champions che manca — Grafica Arena Juve

Duecentocinquanta milioni. È il tetto dell'aumento di capitale che l'assemblea degli azionisti della Juventus vota oggi, ed è anche la cifra che Fabrizio Bava lega al nome più pesante della rosa: «Servono 250 milioni per non vendere Yildiz». Bava è un economista torinese con una profonda passione per la Juve, e il suo ragionamento parte da una premessa che non lascia comodità: «le ricadute dipendono dai risultati sul campo». Tradotto: i soldi della proprietà servono a tenere in piedi la squadra, ma se poi la squadra non torna in Champions non bastano.

Il punto di partenza è il bilancio 2025/26, chiuso con una perdita di 66 milioni di euro contro i 58,1 dell'esercizio precedente. È la nona perdita di fila, con il monte ingaggi più alto della Serie A, 142 milioni. Eppure Bava non mette il segno meno al primo posto: «Il fatto che la Juve non sia in Champions League, con vista sul futuro prossimo, è l'aspetto più preoccupante, ben di più del lieve peggioramento dei conti tra il 2025 e il 2026».

Leggi anche Bilancio 2025/26: perdita di 66 milioni, la nona di fila, e ricavi giù del 10,4% a 474,7 milioni

I costi scendono, ma la Champions pesa di più

Nella sua lettura c'è anche qualcosa di buono, e Bava lo spiega con i numeri: «negli anni del Covid il club aveva superato i 300 milioni di costi, toccando quota 200 milioni di ammortamenti. Ora siamo a 335 milioni tra costi e ammortamenti». Poi però aggiunge il dettaglio che cambia il quadro: «La parte virtuosa del bilancio, però, allora posava sulle tanto contestate plusvalenze. La contrazione dei costi si continua a registrare ed è incoraggiante, ma sull'anno prossimo peserà l'assenza dalla Champions».

È questa la frase che ci portiamo dietro. La stagione 2025/26 è finita fuori dalle prime quattro, e oggi la Juventus è 7ª con 17 punti dopo 10 giornate, a sei lunghezze dal Como quarto a quota 23. Il 2-0 di domenica al Napoli, con Alajbegović al 70' e Boga all'87', ha fermato la frana dopo il ko di Genova, ma non ha accorciato abbastanza. Ogni giornata giocata lontano dalla zona Champions è anche una voce di bilancio, e Bava lo dice senza giri di parole.

Il collegamento con Yıldız fa male proprio perché è concreto. Il numero 10 è fermo per una frattura al metatarso, ha finito la fase al JMedical e punta a tornare in gruppo ai primi di dicembre. Se per tenerlo serve che Exor metta mano al portafoglio, la domanda scomoda è un'altra: quante volte ancora la proprietà dovrà coprire una squadra che non arriva dove dovrebbe arrivare? La riduzione dei costi c'è, e va riconosciuta a chi governa i conti. Ma un club che spende più di tutti in stipendi e resta fuori dalle prime quattro ha un problema che non si risolve in assemblea.

Il libro di Bava, «Fuori dal gioco», è un romanzo di formazione che segue ventisei anni di storia personale e sportiva con la Juventus come filo conduttore e i bilanci come termometro di come è cambiato il calcio. È uscito nel giorno giusto: oggi si votano i soldi. Il resto si gioca sul campo.

Il primo esame è giovedì alle 21 all'AFAS Stadion contro l'Alkmaar, in Europa League: un trofeo che Giovanni Carnevali ha indicato come obiettivo, e una strada per la Champions che a questi conti serve eccome.

Fonte: Tuttosport

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