Next Gen, presunti insulti razzisti a Trento: il Giudice Sportivo chiede altri accertamenti sulla Tribuna Nord
Dopo una segnalazione della Procura Federale, nessuna sanzione per ora: va prima verificato se a un tesserato bianconero siano state rivolte frasi razziste a fine gara al Briamasco. Il dispositivo parla di un «asserito comportamento».

Una frase razzista, forse più di una, rivolta a un tesserato della Juventus Next Gen al termine di Trento-Juventus Next Gen. Questo è il sospetto su cui la giustizia sportiva ha deciso di non chiudere la pratica. Dopo una segnalazione della Procura Federale, il Giudice Sportivo ha chiesto nuovi accertamenti sul presunto episodio di discriminazione razziale avvenuto allo stadio Briamasco, e ha chiesto di svolgerli «nel più breve tempo possibile».
Il campo, domenica 25 ottobre, aveva già detto la sua: avanti con Leone, i ragazzi di Brambilla si erano fatti rimontare da Molina su rigore e da Ladisa, e il 2-1 aveva lasciato l'amaro in bocca. Adesso quella partita torna a far parlare di sé, e per un motivo che col calcio non c'entra niente.
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Le frasi, stando alla segnalazione, sarebbero partite da sostenitori del Trento seduti in Tribuna Nord. Qui però bisogna stare attenti alle parole, perché il fatto non è accertato: il dispositivo parla espressamente di un «asserito comportamento» e il Giudice Sportivo non ha disposto alcuna sanzione, rinviando la decisione a dopo gli approfondimenti. Il comunicato non dice chi sia il tesserato bianconero coinvolto né riporta il contenuto delle frasi.
Che cosa deve verificare la Procura
Il lavoro chiesto alla Procura è preciso. Per prima cosa dovrà ascoltare la squadra arbitrale, per capire se qualcuno abbia percepito la frase rivolta al giocatore della Next Gen. Poi dovrà individuare con esattezza il settore da cui provenivano i tifosi eventualmente coinvolti, contare quanti fossero in quell'area e stabilire che percentuale abbia pronunciato le espressioni contestate. Il conteggio dei tifosi non è un dettaglio burocratico: l'articolo 28 del Codice di Giustizia Sportiva, che disciplina i comportamenti discriminatori, per gli episodi che vengono dagli spalti dà peso anche alla dimensione del fenomeno e a quanto sia stato davvero percepito. Da quei numeri dipendono l'eventuale responsabilità del club e i provvedimenti, fino alla chiusura di uno o più settori. Per ora non è stata presa nessuna misura.
Noi la vediamo così. Quando c'è di mezzo il razzismo una procedura che chiede di contare le voci rischia di sembrare fredda, quasi contabile: o è successo o non è successo. Ma tra il gridare allo scandalo e lasciar cadere la cosa c'è una sola strada seria, cioè accertare. Se un nostro ragazzo è stato insultato per il colore della pelle, lo deve riconoscere un atto ufficiale e non un sentito dire. E se le verifiche non troveranno riscontri, vale lo stesso: la questione va chiusa sui fatti.
Il caso resta aperto in attesa delle indagini supplementari, che la Procura potrà allargare raccogliendo altri elementi. Stasera intanto la prima squadra gioca a Genova: alle 20:45 al Ferraris, con due risultati utili di fila alle spalle.
Fonte: Tuttosport




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