Spalletti dopo il Napoli: «Decisivo il discorso di Giovanni Carnevali». Ma la svolta non l'ha data la panchina
Il 2-0 al Napoli arriva dopo giorni di ritiro e di verità dette nello spogliatoio. Spalletti dà i meriti ai giocatori e indica nelle parole di Giovanni Carnevali il passaggio che ha cambiato l'umore.

Il primo gesto di Spalletti al fischio finale è stato per i collaboratori, festeggiati «perché soffrono insieme a me e lavorano tutto il giorno». Il secondo è stato quello di spostare i meriti sui giocatori: «Sono stati bravi. Hanno guadagnato metri e nel secondo tempo si sono rimeritati la vittoria e credo anche un po' della stima che meritano per le qualità che hanno».
Poi la frase che fa notizia. A chi gli chiede cosa sia cambiato, l'allenatore risponde che «il discorso più importante in questi giorni lo ha fatto Giovanni Carnevali, una voce non usuale per la squadra che ti crea tensione». Lui e lo staff, aggiunge, «possiamo solo star vicini e dare una mano in questo malessere e mancanza di autostima che ogni tanto fa perdere fiducia anche nelle cose più normali».
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Prendiamolo per quello che è: un allenatore che, dopo la prima vittoria casalinga in campionato dopo lo 0-3 con la Lazio del 18 ottobre, indica come fattore decisivo l'intervento dell'amministratore delegato. È un'ammissione onesta, e anche scomoda. Se serve una voce fuori dal campo per sbloccare una squadra «senza autostima», qualcuno deve chiedersi perché quella voce non sia arrivata prima dalla guida tecnica. Spalletti l'ha detto in chiaro, e di questo gli diamo atto.
Una squadra svuotata, uno stadio da chiamare a raccolta
L'allenatore non vuole alzare l'asticella: «In questo momento non abbiamo struttura di niente». Ha dovuto togliere McKennie, tornato negli spogliatoi all'intervallo, mentre Sarr non poteva giocare per la febbre. Da qui l'appello: «Ora c'è da stare compatti e uniti, abbiamo bisogno del nostro pubblico. Bisogna tenersi per mano e tenere botta nelle difficoltà». Va ricordato che da maggio in campionato allo Stadium erano arrivate solo due vittorie, con Parma e Atalanta, e che i fischi dopo la Lazio erano stati meritati.
Il retroscena del ritiro lo racconta Koopmeiners: «Abbiamo parlato tanto, di mentalità e di testa. Non era la Juve quella dell'ultimo periodo, ci siamo detti la verità nello spogliatoio e come dobbiamo giocare ogni partita». Boga, che ha segnato l'87' su passaggio di Cambiaso dopo essere entrato al 72', ha detto: «Quando giochi alla Juve, se non c'è il risultato si è tutti in discussione. Ci tenevamo a far vedere che possiamo giocare tutti insieme, da squadra». E ancora: «Il ritiro è servito, anche per far vedere al nostro pubblico che ci tenevamo a fare bene a casa nostra».
Alajbegović, 2007, ha segnato al 70' il suo primo gol in Serie A, dopo l'assist di Zhegrova, entrato al 59'. Le sue parole: «Sono molto contento del mio primo gol in Serie A, ma soprattutto perché la squadra ha vinto dopo un periodo difficile».
I numeri dicono 7° posto con 17 punti dopo 10 giornate, a sei lunghezze dal Como quarto con 23. Il 2-0 ha evitato il secondo ko interno di fila, che non capitava dal marzo 2011. È un punto di partenza, nulla di più: dopo una sola vittoria, con la squadra ancora piena di assenti, nessuno può dirsi fuori dalla crisi. Giovedì 5 novembre alle 21 all'AFAS Stadion contro l'Alkmaar, in Europa League, senza Yıldız, si capirà se la stima che Spalletti chiede ai suoi calciatori comincia a essere guadagnata.
Fonte: La Gazzetta dello Sport

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