Spalletti dopo Alkmaar: «Dovevamo segnare il terzo gol e chiuderla». Il problema è la testa, e domani c'è il Franchi
Dopo l'1-2 in casa dell'AZ l'allenatore spiega perché la Juve ha smesso di giocare: non è stata la stanchezza, ma la voglia di gestire. A Firenze, contro una Fiorentina che segna, quel difetto non si può riproporre.

«Altri cinque minuti e non l'avremmo portata a casa». Luciano Spalletti non ha raccontato Alkmaar come una vittoria da incorniciare. Nella conferenza stampa notturna dopo l'1-2 all'AZ ha messo sul tavolo tutte e due le facce della serata: i progressi visti nel primo tempo e la paura del finale. Poi la frase più forte: «Cosa ho pensato prima che annullassero il 2-2? Dovevo solo scegliere chi avrei strozzato dentro lo spogliatoio».
Sul faccia a faccia con Cabal abbiamo già scritto. Il fatto nuovo è la spiegazione, e conta più dell'immagine. Spalletti non dà la colpa alla stanchezza, che pure c'era, con una rosa ridotta all'osso: «siamo in 13», ha detto lui stesso. Dice che è un problema di testa: «Arriva il momento in cui pensi di gestire, il passaggio indietro al portiere e non avanti, i difensori centrali smettono di costruire, si resta a metà strada e piano piano non esci più dall'area». E chiude con la sua linea: «Preferisco rischiare qualcosa di più, dovevamo segnare il terzo gol e chiuderla piuttosto che prenderne uno e riaprirla».
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I numeri gli danno ragione. Koopmeiners segna al 19', Kolo Muani raddoppia al 37' e da lì il terzo gol non arriva più: passano cinquantuno minuti prima che Meerdink accorci all'88'. Alla fine la Juve ha tirato 9 volte, con 2 tiri nello specchio, contro i 18 tiri dell'AZ. Due tiri in porta e due gol vogliono dire efficacia, ma non controllo della partita. Una squadra che sta sopra di due gol e chiude in difesa nella propria area non sta gestendo: sta sperando.
La domanda che ci portiamo a Firenze
Il punto è proprio questo. Spalletti ha nominato il difetto in pubblico, senza giri di parole, e va riconosciuto. Ma la responsabilità di correggerlo è sua. Se la squadra smette di giocare quando è avanti, è l'allenatore che deve trovare il modo di tenerla accesa: con i cambi, con le indicazioni, con il lavoro in settimana. E di settimana, fra Alkmaar e Firenze, non ce n'è stata: la squadra è rientrata a Torino a notte fonda e domani sera si gioca di nuovo.
Il dubbio è semplice: è un vizio di questo gruppo o è il conto di un'infermeria che non si svuota? Spalletti dice la testa, e noi tendiamo a credergli, perché una squadra stanca non si rifugia di proposito nel passaggio indietro al portiere: è una scelta. Proprio per questo non si cura solo con il recupero degli infortunati.
Domani alle 20:45 al Franchi c'è la Fiorentina di Vanoli. È sedicesima con 8 punti e 23 gol subiti, ma ne ha segnati 15 e arriva dal 4-2 al Sassuolo. In casa, in campionato, non vince dal 13 aprile, e oltre 22.000 biglietti sono già venduti. Contro una squadra che sa fare gol, chi si mette a gestire dopo un'ora rischia di pagarla.
Noi siamo settimi a 17 punti, a 6 dal quarto posto del Como. È l'ultima partita prima della sosta.
Al Franchi si vedrà se la lezione di Alkmaar è servita davvero.
Fonte: Corriere dello Sport




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