Benitez incorona Napoli e Inter favorite, ma Firenze si è già chiusa 1-1
L'ex tecnico azzurro, a Kiss Kiss Play Sport, vede ancora aperta la corsa allo scudetto e chiede tempo prima dei verdetti. Ma la partita che lui stesso aveva indicato come trampolino, quella del Franchi, è già alle spalle: solo un pareggio.

Rafa Benítez ha scelto Kiss Kiss Play Sport per mettere Napoli e Inter davanti a tutti nella corsa allo scudetto, ma nella stessa intervista ha chiesto di non sentenziare troppo in fretta: «Per me è un po' strano vedere quanta gente parli già adesso», ha detto l'ex tecnico azzurro, riferendosi ai giudizi che si affollano dopo appena qualche giornata di campionato.
Il suo ragionamento parte da un punto fermo: il valore reale di una squadra si vede solo dopo almeno dieci partite. La Roma sta impressionando — è vero, ed è in testa a 13 punti come Inter e Lazio — ma per Benítez è ancora presto per considerarla la corazzata del campionato. Prima di quel traguardo, dice, si parla più da tifosi che da chi conosce il peso di coppe e calendario.
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L'analisi si faceva più precisa guardando alle prossime due-tre settimane: agli azzurri Benítez aveva indicato lo snodo di Fiorentina, Frosinone e Venezia, un calendario più leggero di quello della Roma, attesa da Inter e Como. «In due o tre settimane può cambiare tutto», aveva avvertito, spiegando che una vittoria al Franchi avrebbe potuto proiettare il Napoli tra le prime quattro.
Quella partita, però, è già stata giocata: ieri, al Franchi, è finita 1-1, Gilmour al 23' e la risposta di Jiménez al 51'. Lo scenario disegnato da Benítez non si è materializzato: nessun aggancio al gruppo di testa, Napoli fermo al nono posto con 7 punti in cinque gare. Il test che l'ex tecnico aveva scelto come primo indizio serio ha risposto con un pareggio, non con il segnale di svolta che immaginava.
Sull'attuale allenatore, Benítez non ha dubbi: «Ha esperienza, sa quello che deve fare». Per lui il problema del Napoli non è la competenza di chi guida la squadra, ma il tempo che serve perché i risultati arrivino. È un giudizio che stride con l'aria che si respira in questi giorni intorno ad Allegri, contestato da una parte della piazza per un calcio ritenuto troppo passivo e in un clima già acceso sul fronte delle conferenze stampa: la fiducia arriva da fuori, mentre dentro il perimetro azzurro si discute di ben altro.
Nell'intervista Benítez è tornato anche sui suoi anni a Napoli, ricordando José Callejón: «Era quel tipo di calciatore che sapeva cambiare velocità e attaccare continuamente lo spazio alle spalle della difesa». Tutti sapevano cosa avrebbe fatto, eppure nessuno riusciva a fermarlo: la qualità nell'esecuzione batteva la prevedibilità del movimento. Detto oggi, e messo vicino a quanto raccontato dallo stesso spogliatoio dopo Firenze — Politano che lamenta la «cazzimma sotto porta» che manca, Allegri che parla di palle perse nell'ultimo minuto e mezzo — il paragone suona come una domanda scomoda: la prevedibilità di questo Napoli c'è, ma la qualità nell'eseguirla, per ora, no.
Il metro fissato da Benítez restano le dieci partite: cinque sono già alle spalle, altrettante mancano prima che il suo giudizio diventi leggibile. La prima di questa seconda metà si gioca il 10 ottobre al Maradona, contro il Frosinone.
Fonte: Spazio Napoli



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