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«Ha comprato solo un nome»: i 32 milioni di De Laurentiis, la notte in Svizzera con Marino e i 50.000 della prima in C1

I protagonisti tornano sulla rinascita dopo il fallimento: l'asta in tribunale, il campionato di C vinto con giornate d'anticipo, Castel Volturno nato da un'idea dell'ex direttore generale. La storia esce mentre si parla di miliardi e di un ciclo che, per Manna, sarebbe finito.

«Ha comprato solo un nome»: i 32 milioni di De Laurentiis, la notte in Svizzera con Marino e i 50.000 della prima in C1
«Ha comprato solo un nome»: i 32 milioni di De Laurentiis, la notte in Svizzera con Marino e i 50.000 della prima in C1 — Grafica Arena Napoli

Trentadue milioni di euro e una frase del giudice che De Laurentiis ripete da anni. Nel 2013 il presidente raccontava così il giorno dell'asta al tribunale di Napoli: «Quando ho vinto l'asta del club al tribunale di Napoli, non sapevo nulla del 4-3-3 o del 4-4-2. Non sapevo in cosa mi stavo cacciando. Dopo aver sborsato 32 milioni di euro, ho chiesto al tribunale come avrei acquisito gli uffici, lo stadio, i giocatori… È stato allora che il giudice mi ha detto: "Credo che lei non abbia capito; ha comprato solo un nome!"».

Quel nome era tutto ciò che restava dopo il fallimento del 2004, alla fine della gestione Naldi. Il titolo sportivo era perso e la squadra ripartiva dalla Serie C1 come Napoli Soccer. Da lì sono passati la C, la B e poi due scudetti, nel 2022-23 e nel 2024-25. Nell'anno del Centenario i protagonisti di quella ripartenza tornano a raccontarla, e chi l'ha vissuta da tifoso ritrova pezzi che aveva dimenticato.

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Il primo è Pierpaolo Marino, allora direttore generale, che all'offerta non rispose subito di sì: «Non ho detto subito di sì, ero sotto contratto con l'Udinese. Sono andato a trovare De Laurentiis in Svizzera. Sono arrivato alle 23 e abbiamo parlato fino alle 4 o 5 del mattino. Quello che mi interessava era capire le garanzie del progetto». Poi il rimpianto di quel primo anno partito in ritardo: «Se avessimo iniziato nello stesso momento degli altri, avremmo vinto il campionato. L'anno successivo (2005-2006), lo abbiamo vinto con tre o quattro giornate di anticipo. Vincere quel campionato fu come vincere uno scudetto».

Castel Volturno, vent'anni dopo

Il passaggio che pesa di più sul presente, però, è un altro. «Il centro di allenamento di Castel Volturno, che è ancora oggi quello del club, è stato costruito all'epoca, su mia idea, con l'aiuto di un costruttore: il proprietario dell'hotel dove alloggiavamo», racconta Marino, che rivendica «un modello imprenditoriale» reso possibile «grazie alla fiducia e all'autonomia che il presidente mi ha concesso». La squadra che ha vinto due scudetti in tre anni si allena ancora lì. Il nuovo centro di Qualiano, con dieci campi, un mini-stadio da circa 2.000 posti e una foresteria, aspetta la firma del preliminare per i terreni e il cantiere dovrebbe partire entro gennaio. Per il nuovo stadio nell'ex area Q8 serve ancora un sì preliminare delle istituzioni cittadine. Visto da qui, quel centro tirato su con l'aiuto di un albergatore è un merito di quegli anni. Ed è anche la misura di quanto il club sia rimasto fermo sulle strutture mentre in campo vinceva.

Poi c'è la città. Emanuele Calaiò ricorda: «Il miracolo fu vedere 50.000 spettatori alla prima partita di Serie C1 e raggiungere cifre di affluenza che erano difficili da ottenere persino in Serie A: questo è un miracolo d'amore». È la parte di questa storia che nessun bilancio contiene, ed è giusto ricordarla ogni volta che qualcuno racconta la rinascita come l'impresa di un uomo solo.

Il racconto arriva in una settimana strana. A marzo De Laurentiis ha rifiutato 2 miliardi, oggi la cordata di Rizzetta è scesa a 1,3, il presidente ha visto due volte gli Aponte a Ginevra e intanto ripete che «il Napoli non è in vendita». Il direttore sportivo Giovanni Manna, in un'intervista registrata a settembre, parla di «fine di un ciclo». Il club comprato come «solo un nome» oggi vale miliardi, e lo si deve a lui: dirlo non significa fare l'ufficio stampa. Ma Marino ha ricordato che quella rinascita si è retta anche su dirigenti con fiducia e autonomia. Chi ce le ha oggi, mentre il Napoli è settimo con 14 punti dopo 9 giornate?

Domenica alle 20:45 all'Allianz Stadium c'è la Juventus, che ha i nostri stessi 14 punti. In panchina andrà Landucci, con Allegri squalificato.

Fonte: Il Napolista

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