Porto-Napoli 4-1: dal 71' tre gol in 19 minuti, la stessa resa di Torino
Al Dragão il Napoli va all'intervallo sull'1-1 grazie a McTominay, poi nel secondo tempo crolla: segnano Veiga, Kiwior e Aghehowa su rigore. In Champions restano 3 punti dopo 4 partite, e il 24 novembre si va a Manchester contro il City.

Per più di un'ora la partita è rimasta in piedi. Poi è successo di nuovo. Il Porto è passato all'11' con Bednarek, McTominay ha pareggiato al 43' e il Napoli è andato al riposo sull'1-1. Nel secondo tempo, dal 71' alla fine, sono arrivati tre gol: Veiga, Kiwior all'80' e Aghehowa su rigore al 90'. Finisce 4-1 contro una squadra che in questa Champions non aveva ancora fatto un punto. La sua prima vittoria nel torneo l'ha ottenuta contro di noi.
Il punto non è il risultato della singola serata. È che questa partita somiglia troppo a quella di tre giorni fa. All'Allianz Stadium la Juventus aveva segnato al 70' e all'87', al Dragão il Porto ha segnato al 71', all'80' e al 90'. In due partite il Napoli ha preso cinque gol dal 70' in poi. A Torino i tiri erano stati 18 contro 7 e soltanto uno degli azzurri era finito nello specchio. Stasera gli avversari erano diversi, ma il copione era lo stesso: la squadra regge finché ha forze e lucidità, poi si spegne. Alla vigilia Politano aveva detto «Ricaschiamo negli stessi errori fatti». Una frase del genere detta prima di una partita è un allarme. Detta di nuovo dopo diventa una diagnosi.
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Le attenuanti esistono e sarebbe disonesto ignorarle. Il Napoli è sceso in campo senza nessun terzino di ruolo: Di Lorenzo e Olivera sono rimasti a Napoli, Spinazzola e Favasuli erano già fermi. Marianucci non è in Lista A, perché l'unica sostituzione temporanea consentita era già stata usata per Giovane al posto di Favasuli. Così i centrali di ruolo disponibili erano tre: Beukema, Rrahmani e Rafa Marín. Beukema, arrivato per circa trenta milioni, ha giocato la sua prima partita da titolare in Champions, ed era appena la seconda partenza dal 1' della sua stagione.
Ma le attenuanti hanno un limite, ed è qui che le responsabilità vanno divise con precisione. Un'infermeria così piena non è sfortuna capitata in una settimana: è il risultato di come è stata costruita e gestita la rosa, e su questo deve rispondere chi l'ha costruita. Il crollo nell'ultimo mezz'ora, invece, si è visto due volte di fila con formazioni diverse, ed è un problema di squadra. Di questo risponde chi la allena e la prepara. Massimiliano Allegri è arrivato con un triennale da 6 milioni netti e un obiettivo dichiarato. Oggi la domanda che si fa ogni tifoso è semplice: perché il Napoli non riesce a tenere il campo quando la partita si decide?
Un'Europa che non perdona
In Champions il conto adesso è di 3 punti in quattro partite: una vittoria e tre sconfitte, 6 gol fatti e 11 subiti. Abbiamo perso 0-1 in casa con l'Arsenal e 3-1 a Villarreal, poi c'è stato il 4-3 sofferto con il Bodø/Glimt e ora il 4-1 di Porto. La stagione scorsa siamo usciti nella fase campionato, trentesimi, e quell'Europa giocata senza carattere a Napoli non l'ha dimenticata nessuno. Questa rischia di somigliarle parecchio. In tribuna al Dragão non c'erano Aurelio ed Edoardo De Laurentiis, Andrea Chiavelli e Tommaso Bianchini. È un dato, non un processo, ma in una serata così pesa.
Non c'è tempo per smaltire la delusione. Domenica alle 12:30 al Maradona arriva la Lazio, e con lei il ritorno di Allegri in panchina in campionato dopo la squalifica. Gli indisponibili certi sono undici, tra loro Di Lorenzo, Olivera, Lobotka, De Bruyne e Neres, oltre a Marianucci squalificato. In Champions il prossimo impegno è martedì 24 novembre alle 21 a Manchester, contro il City, e Olivera salterà anche quella partita.
Contro la capolista non servirà una reazione d'orgoglio per un tempo. Servirà arrivare in piedi al 70'.
Fonte: AreaNapoli



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