Il Porto cambia la partita dalla panchina, il Napoli la guarda finire
Gli uomini entrati dalla panchina decidono il secondo tempo del Porto, i cambi del Napoli arrivano a partita persa. Allegri rientrava dalla squalifica e le scelte sono sue.

La differenza tra Porto e Napoli si vede soprattutto nelle sostituzioni. Aghehowa entra al 56' e al 90' segna il quarto gol su rigore. Gimenez entra al 67' e quattro minuti dopo serve a Veiga il pallone del 2-1. Hwang entra al 78' e due minuti più tardi manda in porta Kiwior per il 3-1. Il Porto ha capito la partita e l'ha cambiata mentre si giocava. Il Napoli ha fatto i primi cambi al 78', con Lang e Giovane al posto di Anguissa e Vergara, quando era già sotto da sette minuti. Lucca per Politano arriva all'82', con il 3-1 già sul tabellone. Massimiliano Allegri rientrava in panchina dopo la squalifica, quindi queste scelte portano la sua firma. E sono proprio il punto di cui la città discute da settimane: un Napoli che aspetta e corre ai ripari invece di prendere l'iniziativa.
Il segnale era arrivato presto. Il Napoli ha chiuso il primo tempo sull'1-1, con McTominay che al 43' ha pareggiato il gol di Bednarek dell'11'. Ma ci è arrivato con quattro ammoniti in poco più di mezz'ora: Vergara al 1', Anguissa al 21', Rrahmani al 35', McTominay al 36'. Due centrocampisti e un difensore centrale da gestire per tutta la ripresa. Poi altri due avvisi, ancora più chiari: Bednarek colpisce un legno al 56', Veiga un altro al 63'. Due volte nel giro di sette minuti il Porto ha fatto capire dove stava andando la partita, e dalla panchina del Napoli non è arrivata nessuna risposta per un altro quarto d'ora.
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Chi vuole parlare di una serata storta deve fare i conti con i numeri. Il possesso è quasi pari, 52% contro 48%: il Napoli non è stato chiuso nella sua area, il pallone l'ha avuto quanto il Porto. Ne ha fatto molto meno. I tiri sono 19 a 11, quelli in porta 8 a 6, e degli otto tiri in porta del Porto quattro sono finiti in rete. Con il pallone tra i piedi, contro questo avversario, il Napoli non ha avuto la qualità per fare male. Senza pallone non ha avuto la tenuta per difendersi. L'espulsione di Marín all'88' chiude in inferiorità numerica una partita che era già finita. Le assenze in difesa ci sono e si sapevano: Di Lorenzo e Olivera infortunati, Spinazzola e Favasuli fuori per questa trasferta. Ma tre gol presi negli ultimi venti minuti non si spiegano con un elenco di indisponibili.
Pesa anche dove è successo. In Champions questa piazza ha ancora negli occhi la fase campionato della scorsa stagione, chiusa al trentesimo posto, e il 6-2 col PSV, la peggiore sconfitta europea nella storia del club. Ripresentarsi in Europa e crollare così nella ripresa riapre esattamente quella ferita. Cosa voglia dire questo ko per il cammino nel torneo lo diranno le prossime gare del girone. Il modo in cui è arrivato è un problema già adesso.
Domenica alle 12:30 al Maradona arriva la Lazio, fra quattro giorni. Il Napoli ci arriva con due sconfitte di fila, a Torino con la Juventus e a Porto, sei gol subiti e uno solo segnato. Chiedere pazienza a questo punto non basta. Serve un Napoli che non aspetti di essere sotto per cambiare, e un allenatore che la partita la guidi invece di inseguirla. La squadra la piazza continua a sostenerla. Ad Allegri adesso chiede risposte, e devono arrivare dal campo.




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