Gioco, Darboe, gambe e classifica: le quattro voci del processo a Rastelli, e domani la Scafatese ne può chiudere una sola
Gli argomenti contro l'allenatore non nascono da una sola partita. Sono quattro, si sommano e coinvolgono anche chi ha costruito la rosa. Sabato alle 14:30 al San Nicola contro una neopromossa ne serve almeno una da archiviare.

Domani alle 14:30 al San Nicola Massimo Rastelli non si gioca soltanto tre punti. Davanti alla Scafatese porta un fascicolo con quattro voci: il gioco che non si vede, una rosa che va in difficoltà appena manca un uomo, una squadra che non regge l'intensità e una classifica che non corrisponde alle ambizioni. Siamo secondi con 21 punti dopo 11 giornate, cinque sotto il Potenza. Non è una sentenza, ma con quel distacco non possiamo nemmeno dirci tranquilli.
La prima voce riguarda il campo. Il 18 ottobre, contro il Crotone ultimo con un punto in classifica dopo 6 di penalizzazione, è finita 0-0 al San Nicola: una squadra lenta, prevedibile, mai in grado di far valere la differenza. Cinque giorni dopo a Caserta il copione è stato lo stesso. Manconi ha segnato al 47' approfittando di un errore di Maggiore, Cerofolini ha dovuto lavorare e il pari è arrivato al 67' con il colpo di testa di Gómez su cross di Mendicino. Gómez era entrato a inizio ripresa al posto di Tribuzzi. Il punto è arrivato, il gioco no. Dopo undici giornate non sappiamo ancora quale sia l'idea di calcio di questo Bari, perché la si vede solo a tratti.
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La seconda voce è la gestione della rosa, e qui la responsabilità non è solo dell'allenatore. Senza Darboe, che lavora con una tabella personalizzata, al centrocampo mancano strappi e verticalità. Grgic ha una contusione al nervo sciatico rimediata a Caserta ed è a rischio. Per domani l'undici probabile ha Mendicino, Prisco e Maggiore in mezzo. A Rastelli si chiede di trovare alternative credibili. Ad Antonio Minadeo e Pierpaolo Marino va chiesto perché una squadra costruita per vincere il girone perda equilibrio ogni volta che si ferma un titolare. Poi c'è Gómez: è tornato da quasi un mese di stop, ha segnato il suo unico gol in biancorosso proprio a Caserta e domani non è nell'undici probabile. Va deciso come farlo giocare con continuità senza togliere qualcosa al resto dell'attacco.
La terza voce è la condizione fisica. Nelle prime 10 giornate ci sono stati 10 infortuni. Oggi Pissardo, Vicari, Darboe, Manzari e Spadavecchia lavorano a parte e a Potenza Esposito è uscito a inizio ripresa per un problema fisico. Su ogni seconda palla arriviamo tardi e le partite non le prendiamo mai in mano. Non dipende tutto da chi allena. Però è lui a dirigere il lavoro di ogni giorno, e anche questo conto lo deve pagare lui.
Il conto più pesante
L'ultima voce è quella che pesa di più. Il Potenza è a 26, il Sorrento a 20 e il Catania a 19. In campionato veniamo da due pareggi di fila e nelle ultime tre gare ufficiali non abbiamo vinto mai. «Non ci siamo mai nascosti», aveva detto Rastelli presentando l'obiettivo della risalita immediata. Dopo l'eliminazione al Viviani ha parlato invece di una squadra che aveva «giocato benissimo». Questa distanza fra le parole e quello che si vede in campo è il motivo per cui la piazza non gli concede più credito.
Al bar ci si chiede soprattutto una cosa: il secondo posto dice che il Bari è vicino all'obiettivo o serve solo a non vedere quanto ne siamo lontani? Secondo noi vale la seconda. Questa squadra in classifica sta davanti al gioco che produce. Una classifica così può cambiare in fretta.
La Scafatese arriva al San Nicola a quattro punti da noi. È neopromossa, è tornata tra i professionisti dopo 16 anni, ha appena perso 2-1 con l'Inter U23 e sarà senza Toscano, squalificato. Per questa piazza un pareggio contro una squadra così sarebbe un'umiliazione, non un passo falso. Domani Rastelli può archiviare almeno la voce del risultato. Per il gioco, le assenze e le gambe ci vorrà di più, e il 14 novembre c'è il derby col Foggia.
Fonte: TuttoBari



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