Perinetti: «Manca spessore, non tutti sono pronti per la piazza di Bari». Lo dice nel giorno in cui Rastelli promette il campionato
Il direttore sportivo parla di una stagione «non in linea con le aspettative», di un gioco «non fluido» e di una squadra che «sente troppo la pressione». A due giorni da Picerno, con il Potenza a +7, è una diagnosi difficile da contestare.

«Manca spessore». Bastano due parole a Giorgio Perinetti per descrivere il Bari di questo autunno. Poi il direttore sportivo aggiunge il resto: «È una squadra che ha delle buone qualità, ma il gioco non è fluido, quindi evidentemente ci sono dei problemi da risolvere». La frase che pesa di più arriva in fondo: «Mi sembra una squadra che sente troppo la pressione: probabilmente non tutti i giocatori sono pronti per la piazza di Bari in quanto a mentalità».
Perinetti lo dice nello stesso giorno in cui Rastelli, nella conferenza della vigilia, ha alzato l'asticella fino in cima: «Il Bari vincerà il campionato». Da una parte c'è chi guarda la squadra da fuori e parla di una stagione «non in linea con le aspettative». Dall'altra c'è chi la allena e promette il primo posto, con il Bari secondo a 22 punti, a -7 dal Potenza e senza una vittoria in campionato dal 2-0 al Giugliano del 10 ottobre. Dopo sono arrivati lo 0-0 col Crotone, l'1-1 di Caserta e l'1-1 con la Scafatese.
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Il gioco che non scorre
Sul gioco poco fluido non serve inventarsi nulla: con la Scafatese lo ha ammesso lo stesso Rastelli. «Prima mezzora buona, poi si è spenta la luce». Gómez segna al 9', Emmausso pareggia al 31' e da lì il Bari non trova più il modo di fare male. A fine partita Mogoș ha usato parole molto vicine a quelle di Perinetti: «Stanno mancando lucidità e cattiveria». Quando un dirigente esterno e un giocatore della rosa arrivano alla stessa diagnosi, il problema è evidente a tutti.
Sulla pressione, invece, il discorso va preso di petto. Dire che alcuni giocatori non reggono la piazza può suonare come un'attenuante, quasi che il problema fosse Bari e non chi indossa la maglia. Noi la leggiamo al contrario. Il San Nicola contro la Scafatese aveva 2.023 spettatori e alla fine ha fischiato: non è uno stadio che schiaccia, è uno stadio che si sta svuotando. Se una squadra trema davanti a duemila persone, la responsabilità non è della piazza. È di chi in estate ha scelto tredici giocatori nuovi senza chiedersi se fossero pronti per quella maglia.
Perinetti allarga lo sguardo anche alle altre. Bari, Salernitana e Catania erano «le tre società più accreditate alla vittoria finale» e nessuna sta rispettando i piani. Il Potenza è la sorpresa, «come ad Avellino fu la Juve Stabia», ed è «una società seria con una grande proprietà e un ambiente coeso». La Salernitana è «molto distaccata», il Catania «è lì», a 19 punti. Detto da fuori sembra un discorso di equilibrio. Vissuto da qui, ricorda che quell'ambiente coeso a Bari oggi non c'è, fra una contestazione alla proprietà che non si ferma e un Comitato di Garanzia che si dice bloccato da carte incomplete.
Su Rastelli Perinetti è prudente: «Ha grande esperienza, ma dovrà mettere mano a una situazione particolare». È un modo elegante di dire che finora non ci è riuscito. Nel 2021-22, dopo 12 giornate, il Bari di Mignani era primo con 24 punti. Questo è secondo con 22, a una distanza dalla vetta che in Serie C non aveva mai avuto a questo punto del campionato.
«Adesso c'è tempo per rimediare, ma bisogna pedalare forte», chiude Perinetti. Il prossimo tratto è lunedì alle 20:45 al Curcio, contro un Picerno che con Di Deo ha vinto due partite su due. Lì si vedrà se la promessa dell'allenatore ha qualcosa dietro.
Fonte: TuttoC




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