Spinesi assolve l'1-1 con la Scafatese: «Ci poteva stare». Ma dopo tre pareggi di fila la pazienza della piazza è finita
L'ex attaccante biancorosso, a Bari dal 1998 al 2004, invita a valutare il campionato sull'arco delle 38 partite e riconosce i meriti del Potenza capolista. Il ragionamento ha una sua logica, ma lunedì a Picerno al Bari serve una vittoria, non un'attenuante.

Il pareggio con la Scafatese, per Gionatha Spinesi, non è uno scandalo. «La Scafatese ha pareggiato a Salerno e ha vinto a Catania», ricorda l'ex attaccante, in biancorosso dal 1998 al 2004: una neopromossa che ha già fatto risultato contro le grandi del girone. La sua conclusione: «Quindi è un risultato che ci poteva stare».
Si può essere d'accordo sul fatto che la Scafatese abbia dimostrato di saper fare punti contro avversari importanti. Ma il punto è un altro. L'1-1 di sabato non è arrivato da solo: è il terzo pareggio consecutivo dopo lo 0-0 con il Crotone e l'1-1 di Caserta, e l'ultima vittoria in campionato resta il 2-0 al Giugliano del 10 ottobre. Al San Nicola il Bari è passato in vantaggio con Gómez al 9', poi Emmausso ha pareggiato al 31' e da lì la squadra non ha più trovato la strada. È stato il primo gol subito in casa in campionato, davanti a 2.023 spettatori che alla fine hanno fischiato. Contro una neopromossa, nel proprio stadio, «ci poteva stare» è una frase che la piazza non è disposta ad accettare.
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Il Potenza e quel «troppo tardi»
La parte più interessante del ragionamento di Spinesi riguarda la capolista. Secondo lui il Potenza «sta andando ben oltre tutte le aspettative» e lo fa meritatamente, mentre gli altri perdono punti: «il Potenza ha un vantaggio di sette punti, che è importante». E qui l'ex attaccante dice una cosa che dovrebbe preoccupare chi a Bari parla di pazienza: quando squadre che non partono favorite prendono un margine del genere, significa che «hanno qualcosa in più», e «quando gli altri se ne accorgono, spesso è ormai troppo tardi per recuperare». Detto da chi vuole calmare le acque, suona più come un avvertimento.
Su Rastelli, Spinesi non si sbilancia. Sposta il discorso su tutte e tre le componenti, cioè i giocatori, l'allenatore e la società, e poi descrive la piazza: «Una piazza come Bari è una piazza in cui, se vinci, è normale; se pareggi, ti puntano il dito contro e magari iniziano a suonare i primi campanelli d'allarme». La sua ricetta è vivere il campionato con un obiettivo di fine anno, sapendo che «ci sono 38 partite da affrontare e che ci saranno alti e bassi».
Il problema è che i campanelli d'allarme non li ha fatti suonare la piazza. Li hanno fatti suonare i risultati, e li ha riconosciuti anche lo spogliatoio: Mogoș ha parlato di «lucidità e cattiveria» che «stanno mancando», Rastelli di una «prima mezzora buona» prima che «si è spenta la luce». E dopo la Scafatese i capi-ultras si sono confrontati proprio con Rastelli e con il ds Antonio Minadeo. Il discorso del lungo periodo vale per chi è partito senza obblighi. Il Bari è sceso dalla B dopo un playout perso, ha cambiato tredici giocatori in estate e ha dichiarato di voler risalire subito. Il lungo periodo, a Bari, non può diventare un rinvio.
Le 38 partite sono un dato di fatto, ma dodici sono già andate e il distacco dalla vetta è quello che è. Lunedì alle 20:45 al Curcio ci aspetta un Picerno che in campionato non ha mai pareggiato e che con Di Deo ha vinto due gare su due. Cerignola e Sorrento sono a due punti dal secondo posto. Spinesi ha ragione su una cosa sola: il risultato si costruisce nel tempo. Per costruirlo, però, a Picerno bisogna tornare a vincere.
Fonte: TuttoBari




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