Tredici gol subiti in dodici giornate: il Catania che vuole dominare deve prima imparare a difendere
Al Monterisi la partita l'ha decisa una rimessa laterale, non il possesso palla. Prima di parlare di calcio dominante bisogna capire cosa fa questa squadra quando il pallone ce l'hanno gli altri: domenica arriva il Sorrento.

Al 56' di Cerignola-Catania non c'era nessuna idea di gioco in discussione. C'era una rimessa laterale: Allegretto la ritarda, il pallone passa da Cocorocchio a Gambale, l'assist arriva a Boccadamo ed è 1-0. Tutta la sconfitta del Monterisi sta in quella sequenza, ed è da lì che bisogna partire se si vuole discutere seriamente del Catania di Longo.
La domanda che conta più dei moduli, delle formazioni e dei singoli è semplice: una squadra che vuole fare la partita può essere anche solida, organizzata e affidabile quando la partita la fanno gli altri? Finora la risposta è no. Il Catania ha subito 13 gol in 12 giornate e ha perso cinque volte. A Cerignola il possesso è stato del 66% contro il 34% per i padroni di casa, i tiri sono finiti 13-13, quelli nello specchio 4-4. Se il primo tempo si è chiuso sullo 0-0, il merito è delle tre parate di Dini, non di un sistema che teneva.
Dove si rompe la squadra
Anche il ko di Potenza racconta la stessa fragilità: Ghisolfi segna al 3', Castorani raddoppia su rigore al 66', il gol di Allegretto arriva al 90' e non cambia niente. Sono due trasferte perse di fila contro due squadre di testa, e in trasferta il Catania ha raccolto 9 punti in 7 partite. Prima del Monterisi la difesa a tre aveva dato sei risultati utili in sette gare: è il motivo per cui il crollo di sabato pesa ancora di più. Il sistema non era sbagliato in partenza, ma si è sfaldato proprio nelle due partite in cui l'avversario era all'altezza.
Le responsabilità sono chiare e Longo non le ha scansate: «La colpa è solo mia», ha detto dopo Cerignola, aggiungendo che «sul gol è mancata astuzia». L'attenuante esiste: la rosa definitiva è arrivata a mercato chiuso e i primi infortuni lo hanno costretto a cambiare l'assetto. Però il 3-4-2-1 è suo e l'undici di Potenza e Cerignola era lo stesso: Dini; Allegretto, Di Gennaro, Quaini, Masciangelo, Cabianca; Vallocchia; Bruzzaniti, Coda, Cicerelli, Insigne. Due trasferte e due sconfitte con la stessa squadra in campo. Insistere non è stato coerenza, è stata una scelta che non ha pagato.
Adesso quell'undici si deve cambiare per forza. Cabianca ha una lesione distrattiva di primo grado rimediata proprio al Monterisi, con circa due settimane di stop: è in dubbio col Sorrento ed è a forte rischio per la Salernitana. In città si parla di Perrotta, Longo non ha dato indicazioni. La domanda che ci facciamo è questa: il problema è l'interprete o il modo in cui la squadra si posiziona quando perde palla? Se è il modo, cambiare un nome non basta.
Domenica alle 14:30, all'Angelo Massimino, arriva un Sorrento che gioca un 3-5-2 verticale, cioè proprio il tipo di avversario che punisce chi si fa trovare scoperto dopo aver perso il pallone. Avrà sei assenti, Cargnelutti compreso, e in panchina Zangla al posto di Maiuri. Ha un punto più di noi. Il 15 novembre c'è la trasferta di Salerno.
Per misurare il dominio non serve contare i passaggi: bisogna guardare cosa succede dopo averlo perso, il pallone.
Fonte: TuttoCalcioCatania




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