Spalletti dopo Lecce: «La Juventus è come rilasci la maglia». Il secondo tempo (12 tiri a 4) non gli è piaciuto
Il 2-0 del Via del Mare ha interrotto un digiuno in campionato che durava dal 20 settembre, ma l'allenatore non fa sconti: nella ripresa la squadra ha smesso di attaccare e ha pensato a conservare.

Tre punti e una ramanzina. Luciano Spalletti ha scelto la sera della prima vittoria in Serie A dal 20 settembre, il 2-0 casalingo all'Atalanta, per richiamare la squadra a una frase precisa: «La Juventus è come rilasci la maglia, non come l'hai trovata». Il valore di un giocatore, il senso del discorso, si misura da quello che lascia al club e non dal prestigio che incontra arrivandoci.
Il motivo è nei secondi 45 minuti. Nel primo tempo la Juve ha controllato: McKennie al 29', poi Douglas Luiz al 41', la sua prima rete in bianconero dopo 37 presenze. Nella ripresa la squadra ha smesso progressivamente di attaccare e si è preoccupata di difendere il vantaggio. «Il secondo tempo non mi va bene», ha detto Spalletti in conferenza. A DAZN, quando gli hanno chiesto se la vittoria gli permetterà di dormire tranquillo, ha risposto: «Se penso al secondo tempo, mi risveglio subito».
I numeri gli danno ragione. Dopo l'intervallo il Lecce ha tirato 12 volte contro le 4 della Juve, con quattro conclusioni nello specchio contro nessuna dei bianconeri. È l'esatto rovescio del primo tempo, quando a decidere erano state le giocate offensive degli ospiti.
Il cambio di Di Francesco e la Juve che arretra
C'è una spiegazione tattica, e non è un'attenuante. Nella ripresa Di Francesco è passato dal 4-3-3 al 3-4-3, togliendo a Douglas Luiz quella libertà a centrocampo che aveva reso fluida la costruzione. La Juve, invece di cercare soluzioni per uscire dalla pressione, ha abbassato il baricentro e ha giocato sempre più spesso all'indietro verso Vicario. Spalletti non voleva una squadra sbilanciata a caccia del terzo gol: voleva coraggio e lucidità. Il risultato è rimasto intatto e la porta inviolata, ma l'iniziativa l'ha presa il Lecce.
Il rimprovero pesa di più perché arriva dopo lo 0-3 con la Lazio. Spalletti ha spiegato di aver cambiato assetto proprio da lì, con un centrocampo a tre per avere più solidità e due punte vere, Woltemade e Kolo Muani. Ma a Lecce ha capito che il modulo, da solo, non basta: serve un atteggiamento diverso quando si gestisce una partita. Le assenze, 17 uomini a disposizione, non sono una scusa, ha ribadito. E il nome del club non garantisce niente: la qualità c'è, superiore a quella vista finora, ma va conquistata partita dopo partita.
La nostra lettura: è un allenatore che vince e si arrabbia, e fa bene. Dopo un mese senza successi in campionato, e con la classifica che ci vede a 14 punti, otto dalla vetta, accontentarsi di un tempo sarebbe stato il modo più comodo di tornare dove eravamo. Mercoledì alle 20:45 a Marassi, contro il Genoa, si vedrà se il richiamo ha lasciato il segno: la ripresa, stavolta, deve cominciare come è finito il primo tempo.
Il video ufficiale
Fonte: Fanpage


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