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Un solo fallo in 45 minuti, poi il silenzio davanti a Carnevali: il ritiro di Spalletti potrebbe non finire col Napoli

A Marassi la Juventus ha subito le ripartenze del Genoa per un tempo intero senza mai spezzare il gioco. Il giorno dopo, davanti all'amministratore delegato e all'allenatore, nessun giocatore ha parlato. Quanto durerà il ritiro dipenderà dalle risposte della squadra.

Luciano Spalletti
Luciano Spalletti — Foto: Quirinale · Attribution

Un fallo. Uno solo, in tutto il primo tempo di Marassi. Per 45 minuti la Juventus ha incassato le ripartenze del Genoa senza che nessuno fermasse un'azione o spezzasse il ritmo dei rossoblù. Nemmeno per dare un segnale. In quella mezz'ora sono arrivati l'1-0 di Ehizibue al 12', su assist di Baldanzi, e il 2-0 dello stesso Baldanzi al 28'. Più di tutto il resto, è questo numero a spiegare la partita.

In campo, del resto, parlavano tutti. Si vedeva dagli spalti e dalla televisione: gesti, richiami, discussioni. Ma tutte quelle parole non sono diventate battaglia né orgoglio. Al fischio finale lo spogliatoio era nervoso, e il nervosismo arrivava da una squadra che non era riuscita a mettere in campo nemmeno un po' di cattiveria. Alla vigilia Spalletti aveva avvertito che il Genoa «ha la vena di De Rossi» e ne temeva la grinta. Aveva visto giusto, ma non è riuscito a cambiare la partita: né all'intervallo né con i cambi, che da soli non potevano bastare.

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Tutti zitti davanti all'amministratore delegato

Ieri la squadra si è trovata davanti Giovanni Carnevali e lo stesso Spalletti. Nessun giocatore ha detto una parola. Il ritiro alla Continassa, da stasera fino alla partita col Napoli, era già deciso. La novità è un'altra: non è detto che finisca al fischio finale di domenica. Dipenderà da come risponderanno i giocatori.

Spalletti ha deciso il ritiro subito dopo Genova, ma non perché lo consideri una cura. Non crede che chiudere i giocatori alla Continassa come punizione risolva qualcosa. A 67 anni sa bene che i metodi di vent'anni fa non trasformano l'acqua in vino. Lo ha spinto la disperazione: è un ultimo tentativo di salvare il salvabile. E arriva proprio nel giorno in cui compie un anno sulla panchina bianconera.

Qui c'è il punto che ci preoccupa di più. Dopo Genova McKennie ha detto che «la tattica non c'entra quasi niente», e il fallo solo in un tempo intero gli dà ragione: non serve una lavagna per entrare su un avversario che riparte. Spalletti, da parte sua, ha chiesto ai suoi di metterci qualcosa in più, «ammesso che questi calciatori ce l'abbiano». Quando una squadra resta zitta davanti all'amministratore delegato, non è per forza un segno di rispetto. Può voler dire che nessuno se la sente di metterci la faccia. Il ritiro serve a capire quale delle due sia vera. Se l'unica scossa possibile è chiudere tutti in un centro sportivo, però, la domanda riguarda anche chi ha costruito questa rosa, e non solo chi la allena.

Domenica alle 20:45 all'Allianz Stadium arriva il Napoli, che ha i nostri stessi 14 punti. Noi siamo ottavi, a sei punti dal quarto posto, e in casa non vinciamo da 39 giorni. La prima cosa che diranno i novanta minuti è semplice: se questa squadra ha imparato a sporcarsi le mani o se si presenterà di nuovo con un fallo in un tempo.

Fonte: Tuttosport

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