Il legale della Filmauro difende la multiproprietà: «Il diritto evolve». A Bari la leggiamo diversamente
Mattia Grassani, avvocato della Filmauro, chiede di riscrivere la norma che vieta le multiproprietà e indica nelle elezioni federali del 14 dicembre lo snodo decisivo. Detto da chi rappresenta la proprietà del Bari, il discorso pesa più del solito.

Ci sono interventi che nascono con un'idea di diritto e arrivano a destinazione con un'altra. Quello di Mattia Grassani, legale della Filmauro, è uno di questi: un ragionamento di sistema sulla multiproprietà, fatto da chi difende gli interessi della famiglia che controlla il Bari. A due giorni dal pareggio di Caserta, con la piazza che chiede un cambio di rotta a allenatore e dirigenza, il tema non ci arriva come un dibattito tra giuristi.
La tesi di Grassani è netta. «La Federcalcio è rigida in tema di multiproprietà», dice, ricordando che la norma interna vieta partecipazioni dirette o indirette del coniuge, del parente o dell'affine entro il quarto grado. Il paradosso che porta ad esempio: due cugini, con attività totalmente distinte, non possono possedere due club professionistici in categorie diverse. All'estero, aggiunge, gruppi come City o Red Bull annoverano anche più di sette società. «Il nostro panorama è penalizzante per chi ha spirito di iniziativa».
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La proposta: il limite resti la stessa categoria
Il bersaglio è l'articolo 16 delle Noif, quello che regola le partecipazioni societarie e che scatterebbe anche per una squadra in risalita dalla Serie D alla C. Per Grassani basterebbe modificarlo per riscrivere in poco tempo la norma. Il paletto che dovrebbe sopravvivere è uno solo: «il medesimo soggetto nella medesima categoria». Marito e moglie, o padre e figlio, potrebbero quindi guidare due società diverse, «anche in Serie A». Per spiegare perché la multiproprietà sarebbe «una grande risorsa, forse irrinunciabile», cita Reggio Calabria: tre anni di anonimato in Serie D e una rinascita in pochi mesi con un imprenditore noto per il rigore finanziario, che l'attuale norma bandirebbe se la Reggina salisse in C.
Poi il passaggio più politico. Il ministro Abodi ha parlato di regole da rispettare, e Grassani risponde che bisogna chiedersi se siano ancora proponibili: «Siamo figli della cultura del sospetto, della scorciatoia e della logica dell'inciucio. Il diritto evolve». I tempi li indica lui: nessuna decisione in periodo commissariale, elezioni federali indette per il 14 dicembre, e al presidente Giovanni Malagò toccherebbe mettere il tema all'ordine del giorno e farlo votare.
Qui sta il punto che a Bari non possiamo ignorare. Il ragionamento sul principio può essere perfino legittimo, ma arriva da chi rappresenta la proprietà che la piazza contesta proprio per la multiproprietà col Napoli. Al Crotone, davanti a 2.435 spettatori, la protesta contro la proprietà c'è stata. Nel frattempo il Comitato di Garanzia nominato dal sindaco Leccese ha ricevuto la documentazione contabile, ma non c'è un acquirente né una data. E Abodi continua a ripetere che dal 2028 la multiproprietà non sarà ammessa.
La domanda scomoda è semplice: se la norma cambiasse a dicembre, che cosa cambierebbe per il Bari? Nessuno, in questo intervento, parla di Bari come di una piazza da restituire a una proprietà diversa. Si parla di Reggio Calabria, di City, di cugini e di affini. Noi vorremmo sentire parlare di una squadra che a Caserta ha concesso 24 tiri e di un progetto che, dopo l'1-1, a molti sembra senza direzione.
Martedì alle 20:30 a Potenza, in Coppa Italia, si torna a parlare di calcio giocato. Il 14 dicembre, invece, si capirà se il discorso di Grassani sarà solo una posizione o l'inizio di una partita vera.
Fonte: LaBariCalcio




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