Tre cambi offensivi in dieci minuti, e lo 0-1 non si è mosso
A Cerignola la mossa di Longo dopo lo svantaggio non ha prodotto più tiri in porta di prima. E per la seconda volta in tre gare il Catania esce a mani vuote contro chi gli sta davanti.

Al 56' Boccadamo segna su assist di Gambale. Cinque minuti dopo Emilio Longo cambia due volte: dentro Liguori per Vallocchia e Caligara per Masciangelo. Al 71' toglie Coda e mette Caturano. È la reazione di un allenatore che sa di dover rimontare e alza il peso dell'attacco. Ma il conto finale dice che il Catania ha chiuso con 4 tiri nello specchio, uno in più di quante parate abbia fatto Dini dall'altra parte. Dopo lo svantaggio i cambi hanno aggiunto nomi, non hanno cambiato la partita: a fine gara nella porta pugliese erano arrivati quattro palloni in tutto, e tutti e quattro sono stati parati.
La prima cosa che non ha funzionato è proprio questa: l'ultimo passaggio e la conclusione. Tredici tiri per parte, quattro in porta per parte. Con il pallone tra i piedi per gran parte della gara il Catania ha prodotto esattamente quanto un avversario che giocava di rimessa. Davanti c'erano Coda, Insigne e Cicerelli dal primo minuto, cioè il meglio che questa rosa possa schierare in attacco. Se con quei tre in campo i tiri nello specchio restano quattro, il problema non è chi è rimasto in panchina, ma come la palla arriva lì davanti.
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La seconda cosa sono i palloni da fermo. Il Cerignola ha avuto 5 corner, il Catania 2. Una squadra che ha la palla molto meno dell'avversaria e si guadagna più del doppio dei calci d'angolo vuol dire che, quando ripartiva, arrivava in fondo e si faceva respingere vicino all'area. È un segnale da non sottovalutare: la difesa del Catania ha passato meno tempo sotto pressione del previsto, eppure ha concesso di più nelle situazioni che contano.
La terza cosa è il momento, e qui il giudizio va dato senza girarci intorno. La sconfitta di Potenza e quella di Cerignola arrivano contro due delle quattro squadre che oggi stanno davanti al Catania, quinto con 19 punti. Il 6-0 al Giugliano e lo 0-3 di Altamura in mezzo non cancellano un dato: nelle partite in cui l'avversario era della stessa fascia di classifica, il Catania non ha trovato il modo di farsi valere. La vetta è a sette punti, con il Potenza a 26 e il Bari a 22.
Domenica 8 novembre al Massimino arriva il Sorrento, che di punti ne ha 20, uno più del Catania. Non è una partita per rimettere a posto l'umore: è la terza contro una squadra che sta davanti, e dopo le prime due la domanda a Longo è semplice. Non basta mettere più attaccanti a risultato già compromesso: questo Catania deve arrivare in porta dal primo minuto, non a partire dal 61'.




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