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Conosci il nemico: il Manchester United che Bruno Fernandes non riconosce più

Due vittorie in undici partite, il 4-1 subito a Como e un capitano che dice ad alta voce quello che a Manchester pensano in tanti. Martedì alle 21 a Old Trafford troviamo una grande del calcio europeo che sta attraversando la sua crisi più lunga.

Robin van Persie2
Robin van Persie2 — Foto: James to wade · CC BY-SA 3.0

Il Manchester United arriva a martedì con due vittorie in undici partite e cinque sconfitte. In Premier è tredicesimo, nella classifica della Champions League è ventesimo. L'ultima vittoria risale a un mese e sette partite fa, in coppa contro il Sabah. Poi è arrivato il 4-1 di Como. Sono dati che fotografano il momento, ma non dicono chi è questa squadra. A Old Trafford ci sono tre Coppe dei Campioni e venti campionati inglesi. È il club che con Alex Ferguson, in panchina dal novembre 1986 al maggio 2013, ha vinto 38 trofei, compreso il treble del 1998-99.

Dodici anni senza trovare una strada La crisi di oggi viene da lontano. Dal 2013, l'anno dell'addio di Ferguson, il club ha cambiato undici allenatori e ha speso 2,5 miliardi. Il saldo fra spese ed entrate sul mercato è il peggiore al mondo. Molti investimenti enormi si sono rivelati flop clamorosi, e più di un giocatore è rinato appena lasciato Old Trafford. Fra tutti quelli che si sono seduti su quella panchina dopo Ferguson, il migliore per media punti e trofei resta José Mourinho. È il peso con cui questa squadra entra in campo ogni volta: un nome enorme e dodici anni passati a cercare chi lo sappia riportare in alto.

Dentro lo spogliatoio la crisi ha già una voce, ed è quella del capitano. Dopo Como, Bruno Fernandes ha detto parole durissime: «Dimentichiamoci di cos'era questo club, perché non lo siamo più». Michael Carrick, uno dei fedelissimi di Ferguson, non è d'accordo: «L'anno scorso abbiamo dimostrato che il Manchester United può essere ancora grande». Che le due cose vengano dette in pubblico, a pochi giorni da una partita di Champions, racconta lo stato dell'ambiente meglio della classifica.

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Chi può farci male Il primo nome è proprio quello di Fernandes. È l'uomo che da anni prova a riportare lo United dov'era, e una squadra in difficoltà si appoggia a chi si prende la responsabilità di parlare e di giocare. Alla vigilia di Como, accanto a lui sulla trequarti erano attesi Tielemans e Rashford, con Matheus Cunha davanti, Andrey Santos e Baleba in mediana, Lammens fra i pali. Un attacco con questi nomi ha qualità a sufficienza per punire qualsiasi distrazione, e una squadra ferita in casa propria non regala niente.

A Como però si è visto anche dove lo United si apre. I lariani di Fabregas hanno giocato da padroni: doppietta di Nico Paz, poi i gol di Douvikas e di Jacobo Ramon, con quello del difensore diventato il simbolo della serata. Lo United ha trovato l'unico gol nel recupero, a partita chiusa da un pezzo. Quattro gol subiti da una squadra italiana alla prima Champions della sua storia: è un precedente che a Trigoria avranno guardato con attenzione.

Noi arriviamo a Old Trafford da cinque risultati utili di fila e con il 2-5 di Udine ancora negli occhi, ma senza Svilar, Koné, Dybala e Pellegrini. Fra i pali ci sarà Gollini. Il momento ce lo siamo guadagnati e loro stanno attraversando il peggiore degli ultimi anni, ma Old Trafford resta Old Trafford. Gasperini lo sa: contro una squadra che ha bisogno di ritrovarsi, i primi minuti pesano più di tutto il resto. Martedì alle 21 vediamo se la Roma di oggi sa reggere anche quel peso.

Fonte: Rassegna stampa

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