Longo cerca ancora l'identità del Catania: fermarlo ora sarebbe un errore
Dopo sei giornate a metà classifica, il contesto in cui l'allenatore ha lavorato — budget ridotto, mercato chiuso sul gong, infortuni — pesa quanto i risultati: cambiare adesso rischia di essere una scelta affrettata.

Dopo sei giornate, quattro delle quali giocate al Massimino, il Catania è fermo a metà classifica con sette punti: otto in meno della capolista Sorrento, a quota quindici. Il tema che divide la piazza è se dare ancora fiducia a Emilio Longo o se il tempo per cambiare sia già scaduto. Il campionato è lungo e le gerarchie di fine settembre non sono un verdetto: interrompere ora il percorso rischia di essere una scelta affrettata.
Il contesto in cui Longo ha lavorato pesa quanto i risultati. Il ritiro è cominciato sotto il caldo estivo e con la cenere dell'Etna, la proprietà ha ridotto il budget e il direttore sportivo Fortunato Varrà ha chiuso diverse operazioni di mercato negli ultimi giorni utili. Non tutti i nuovi arrivati si sono presentati in condizione, e l'infortunio di Pagliai ha spinto l'allenatore a cambiare più volte modulo, mentre alcuni confermati della scorsa stagione hanno dovuto assimilare un calcio più votato alla corsa e alla spinta con qualche acciacco di troppo.
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Il precedente più citato è quello della passata stagione: il Catania sembrava la corazzata del girone, il Benevento arrancava e la Salernitana stava in mezzo. A fine anno fu il Benevento a salire in Serie B, mentre rossazzurri e granata si fermarono in semifinale playoff. Per cambiare marcia, Longo aspetta di riavere Coda e Lunetta al meglio della condizione: da lì passa quel calcio dominante che insegue da agosto. Il prossimo esame è la trasferta di Caserta, contro la Casertana dell'ex capitano Di Tacchio, ceduto il 4 settembre.
Fonte: GoalSicilia




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