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Conosci il nemico: il Porto di Farioli, due Coppe dei Campioni in bacheca e il Dragão ad aspettarci

Mercoledì alle 21 il Napoli va a Porto in Champions League, due giorni dopo la sconfitta di Torino. Davanti c'è un club con una storia europea pesante, allenato da un italiano, Francesco Farioli.

Métros de Porto (Portugal)
Métros de Porto (Portugal) — Foto: Alain GAVILLET from Chêne-Bougeries, Suisse · CC BY 2.0

Il Futebol Clube do Porto è una delle "tre grandi" del calcio portoghese, insieme a Benfica e Sporting Lisbona. Il club nasce nel 1893 e viene rifondato ufficialmente il 2 agosto 1906. Con 31 titoli di Primeira Liga e 20 coppe nazionali è la seconda squadra più titolata del Portogallo per trofei nazionali, dopo il Benfica. È anche la squadra portoghese con più trofei internazionali: sette. Il rivale storico è proprio il Benfica, con cui gioca la partita che in Portogallo chiamano O Clássico. Non arriva a Napoli un avversario da scoprire: è una società abituata a questi palcoscenici.

L'allenatore e la società In panchina c'è Francesco Farioli, un italiano, mentre il presidente è André Villas-Boas. Vale la pena ricordare che il Porto lo conosciamo bene come avversario di prestigio: ha vinto la Coppa dei Campioni nel 1986-87 e la Champions League nel 2003-04. Nel 2002-03 e nel 2010-11 ha completato il triplete nazionale-europeo, vincendo campionato, coppa nazionale e una coppa UEFA nella stessa stagione, un'impresa che a nessun altro club portoghese è riuscita. Sono dettagli di storia, non di stagione: li citiamo perché dicono con che tipo di club ci giochiamo la serata.

I pericoli Del Porto di oggi non vi raccontiamo un nome solo per riempire lo spazio: i fatti, qui, sono quelli del club. È la sola squadra portoghese ad aver vinto il campionato di massima divisione senza subire sconfitte, e lo ha fatto due volte, nel 2010-11 e nel 2012-13. Nel 2010-11 ha chiuso con 21 punti di vantaggio sulla seconda, la distanza più ampia nella storia del campionato portoghese da quando la vittoria vale tre punti. Questo è il tipo di mentalità che si porta dietro una squadra che ha fatto della continuità un marchio. Contro una squadra come la nostra, in cerca di risposte, è un dato che pesa.

Poi c'è il campo. Dal 2003 il Porto gioca allo stadio do Dragão, 52.000 posti, dopo 51 anni passati alle Antas. Mercoledì il Napoli ci entra con una classifica che non lascia spazio ad attenuanti: ottavi in campionato con 14 punti dopo 10 giornate, reduci dalla sconfitta con la Juventus. In Champions la piazza si sente ancora giudicata, e a ragione: la scorsa stagione è finita nella fase campionato, al trentesimo posto, con il 6-2 col PSV che resta la peggiore sconfitta europea della storia del club. Questa partita non si può vivere come una trasferta qualunque.

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Il Napoli ci arriva con la lista degli indisponibili che si allunga. Buongiorno è fermo con rientro indicato per gennaio 2027, Lobotka è fermo con rientro indicato per fine dicembre, Badiashile è out per una lesione al retto femorale con rientro a dicembre, Neres ha una lesione di basso grado alla coscia destra. Si aggiungono i dubbi su Di Lorenzo, per un affaticamento agli adduttori, Olivera, uscito nel finale a Torino, e Milinković-Savić, finito in tribuna per un lieve affaticamento. Allegri avrà poche alternative e nessuna scusa: il mercato è chiuso, e con questa rosa e questo monte ingaggi la piazza chiede una squadra con un'identità.

Mercoledì alle 21 al Dragão non servono discorsi sul futuro, serve una risposta a quello che è successo a Torino. Il Porto ha 31 campionati, due Coppe dei Campioni e una storia che lo mette tra i club che in Europa non fanno la comparsa. Noi vogliamo vedere un Napoli che si presenta da Napoli: difesa che regge, carattere in campo e un atteggiamento che non lasci dubbi. È la partita giusta per farlo, e non ce n'è un'altra a cui rimandare.

Fonte: Rassegna stampa

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